| DI GIROLAMO ANTONIO |
Antonio Di Girolamo nasce a Napoli nel 1928, nella città risiede e lavora, La sua ricerca si è svolta dal naturalismo all’astrazione con la finale dissoluzione degli elementi figurativi caratterizzanti la sua precedente produzione, sviluppando un apparato di segni strutturato in un nuovo linguaggio. 1993 ha fondato, insieme a Nicola Pascarella, Mimmo Petrella e Marta Pilone, il “Gruppo Artisti per il Sacro coordinato da Giorgio Agnisola partecipando a tutte le mostre del gruppo fino a tutto il 1995. 1997 insieme a Pasquale Di Fabio, Renzo Eusebi e Walter Coccetta fonda il “Gruppo Aniconismo Dialetico” coordinato da Giorgio Di Genova 2000, insieme a Vitaliano Corbi e ad altri dodici artisti napoletani fonda l’Associazione culturale “Sole Urbano”. Principali mostre ed esposizioni: “ Vele d’Artista” Napoli “NOI” Grenoble di Napoli Premio Nazionale Città di Ravenna Etruria Arte XXIV ed XXVI Rassegna Internazionale di Arte contemporanea di Sulmona; Premio Nazionale di Pittura “Il Perugino” Antologica Castel Nuovo Sue opere si trovano presso lo Joung Museum del Palazzo Ducale di Revere (Mantova), la Raccolta di Arte Contemporanea A. Leccacorvi di Castellarquato (Piacenza), il Palazzo Mediceo di Seravezza (Lucca), il Museo delle Generazioni del ‘900 Giulio Bargellini di Pieve di Cento (Bologna), la Galleria d’Arte Edizioni Bora di Bologna, la Sezione Didattico-documentaria del Museo della Carta di Pescia (Pistoia), il Museo Civico di Campagna (Salerno), la Cappella Palatina del Palazzo Reale di Portici (Napoli)
Estratti Critici
La memoria dell’arte di Antonio Manfredi Con l’avvento di sempre più sofisticati strumenti tecnologici, la memoria e l’esperienza appaiono fossili intellettuali mentre, riconsiderare l'esperienza dell'avanguardia, e in particolare quella espressa a Napoli dal secondo dopoguerra ad oggi, le tecniche per svilupparla, le riflessioni teoriche che le hanno accompagnate e nutrite, è fondamentale per comprendere il senso del movimento del tempo, e non subirne passivamente lo strappo in avanti. Capitalizzare le esperienze ed i movimenti del secondo dopoguerra che hanno portato gli artisti napoletani ad essere apprezzati e stimati a livello internazionale è dunque una strategia ideale di approccio culturale al gioco delle trasformazioni, cogliendone i meccanismi strutturali. Superare aprioristicamente e sacrificare sull’altare della Cultura spettacolo una intera generazione di artisti è un’idea estrema, se non nichilista, che non ha tenuto conto di chi ha creato delle sperimentazioni straordinarie che hanno aperto la strada alle nuove generazioni. Era l’arte del dopoguerra, era l’arte di quel mondo in trasformazione, così mutevole, così sollecitato dalle inquietudini del proprio tempo; insomma, un eccellente disordine che aveva destabilizzato il senso di fare arte a Napoli. Antonio Di Girolamo appartiene a tale esperienza. Napoletano di nascita inizia a dipingere negli anni Cinquanta da autodidatta e, seppur rivolto verso correnti artistiche a lui affini, la sua pittura si caratterizza per unicità espressiva. Una mostra che ne ripercorra le tappe fondamentali dell’operato è una necessità di studio e di consapevolezza storica e critica. Tutte le sue opere parlano del suo vissuto, e guardarle tutte insieme è come osservare il percorso di un’anima che parla di se stessa attraverso il colore. Si scoprono così le varie evoluzioni stilistiche dell’artista lungo l’arco degli anni. La ricerca verso un’arte libera da schemi e strutture significanti volge verso il rifiuto della forma per poi rientrare in una simbologia personale. Un lavorio dei sensi che percepisce la luce e i colori e che dà vita ad un’energia primordiale. Preso dalla foga del linguaggio informale, lo usa come via più diretta per aggredire la realtà. Attraverso le grandi macchie affiorano immagini e scene in cui sono condensati i frammenti di gioia e di dolore di una vita. Sono comunque evidenti i messaggi di un vivere passionale ma riflessivo, che si trasforma in necessità interiore del dipingere. Le opere in mostra evidenziano le tappe salienti dello sviluppo artistico di Antonio Di Girolamo. Il segno che incide la tela permane, comunque, lungo l’arco della sua carriera, la sua firma stilistica. I graffi che affiorano dai mille colori di fondo sono uno dei punti di arrivo di un percorso, sono la caratteristica di un pensiero ponderato e di una ricerca interiore che si apre la strada verso una scrittura pittorica personale. Stende sulla tela campiture sfumate e sovrapposte con la consapevolezza del messaggio immediato e del fascino sempre vivo della mano abile di un artista del pennello. Mantiene, comunque, un linguaggio unico che si scopre risalendo attraverso le tracce di un cammino tortuoso. Le sue materie, dense e gocciolanti o lineari e liquide, segnano, con forza di carattere, il senso di percorsi attraversati e vissuti. Attraverso l’apparente disfacimento delle forme, la qualità materica della sua tavolozza e la gestualità del segno, Antonio Di Girolamo ricostruisce i dati di un fare storico fino a comprendere i nodi cruciali e dialettici dell’arte contemporanea. Il suo consapevole esercizio pittorico, che si è protratto per decenni, si ubica ai margini dei linguaggi artistici confermando la propria indipendenza e attualità e una mostra a lui dedicata ne conferma tale prospettiva. |



Antonio Di Girolamo nasce a Napoli nel 1928, nella città risiede e lavora, La sua ricerca si è svolta dal naturalismo all’astrazione con la finale dissoluzione degli elementi figurativi caratterizzanti la sua precedente produzione, sviluppando un apparato di segni strutturato in un nuovo linguaggio.