pittori
BARSCIGLIE' GIUSEPPE
Dott.Prof. Giuseppe Barscigliè

FORMAZIONE

• Diploma di laurea presso l’Accademia di pittura a scenografia Napoli 1972-1973-77
• Laurea in Architettura  tecnica  Università di Napoli Federico II  (1978-1983);
• Abilitazione all’insegnamento delle discipline pittoriche;
• Abilitazione all’insegnamento delle discipline plastiche ornamentali;
• Abilitazione all’insegnamento delle discipline e delle arti di grafica pubblicitaria negli istituti di istruzione superiore, licei artistici e nelle accademie di belle arti riconosciute.
• Professa sin da piccolo, poi alle accademie, le arti di alchimia del colore ed antiche maestranze del colore e della pittura.
Sotto il profilo didattico-culturale
• Giuseppe Barsciglié insegna dal 1973 ad oggi, a Firenze Arte della Grafica Pubblicitaria e Fotografia. Nonché Pittura e Scultura
Attività culturale

PROFILO DIDATTICO - PEDAGOGICO - TECNICO - ARTISTICO

• Anno 1972  Introduzione di una sperimentazione metodologica fortemente innovativa per l'insegnamento della grafica pubblicitaria nel biennio presso l'I.T.C. "Marconi" di Benevento;
• Anno 1977  Avvio delle prime esperienze di alternanza di scuola lavoro nella provincia di Napoli;
• Anno 1978  Avvio dei primi scambi con scuole straniere;
• Anno 1979  Avvio delle prime esperienze delle borse di studio lavoro estive per studenti nella provincia di Napoli;
• Anno 1983  Progettazione e avvio, in collaborazione con il C.I.N.E.C.A. di Caserta, del progetto provinciale "Plato" (poi "Penelope") per la produ¬zione di un software didattico – storia delle arti pittoriche  - correnti dal primo dopoguerra – relazioni tecniche;
• Anno 1991  Studio e realizzazione di un progetto grafico pittorico internazionale in lingua francese, il cui titolo finale è riconosciuto equipollente dal Governo Francese. Tale sperimentazione, per esplicita ammissione della Francia, è presa ad esempio quale migliore sezione bilingue dell’area italo-francese; un’esperienza positiva di estensione al Regno Unito e alla Repubblica Federale Tedesca;
• Anno 1991  Costituzione di uno dei primi  partenariati internazionali  (Horizon) con scuole francesi, inglesi, olandesi, spagnole;
• Collabora più di dieci volte alla predisposizione dei temi della seconda prova di pianificazione pubblicitaria ed arte della stampa per gli esami di Stato;

PROFILO ORGANIZZATIVO

• Realizzazione di una tra le prime aule multimediali:un progetto pensato e realizzato assieme ad altre scuole, in accordo con la Camera di Commercio di Milano per la realizzazione di un servizio di comunicazione a distan¬za per uso didattico. Tale attività è stata tra le prime del genere  a oggetto di successivi studi da parte delle Fondazioni;
• Partecipazione alle settimane scientifiche promosse dal Ministero della Ricerca Scientifica.
• Ha fondato “omniaeducational.com” per tutti gli studenti di secondo grado.e poli  universitari


c) sotto il profilo culturale generale, culturale artistico e tecnico, 

anche se giovanissimo:
• Ha svolto relazioni ed ha tenuto conferenze come relatore su questioni di organizzazione artistica e di pubblicizzazione;
• Ha costituito il “Forum Culturale italiano”, un consorzio che collega oltre venti fra le più significative realtà culturali nazionali per la realizzazione di attività artistiche internazionali;
• E’ socio di diverse associazioni culturali e professionali tra cui: SMOM, S.I.A.E. Arte (U.C.A.I.) arte Italiana, della cui sezione svizzera è stato anche consigliere;
• Ha curato l’ampliamento e la riesposizione permanente della quadreria delle Arti contemporanee di Parigi;

1974: Vernon (Eure), Galerie du Démocrate
1978: Evreux (Eure), Musée “Cimaises libres”
1980: Vernon, Galerie de l'Eure Inter
1981: Gaillon (Eure), Galerie de l'Ecole Municipale d'arts plastiques
1982: La Roche-Guyon (Val d'Oise), Galerie Art Vivant
1982 : Paris, Galerie Espace Normandie-Maine
1987: Vernon, Tour des Archives (donjon)
De 1985 à 1995, toiles en permanence à la Galerie "Le Cheval d'Or",
rue du Faubourg St Honoré à Paris

Participe à différents salons depuis 1977.
Beaumont-le-Roger (Eure), 1977
Année des Abbayes Normandes, Jumièges, Evreux et Fécamp, 1979 et 1980
Sotteville (Seine maritime), 1979
Conches (Eure), 1979
Mantes-la-Jolie (Yvelines), 1979
Les Andelys (Eure), 1979, 1980 et 1981
Rouen, 1980
Salon des Indépendants, Paris, 1980 et 1982
Salon des Artistes Français, Paris, 1980
La Roche-Guyon (Val d'Oise), 1981
Pontoise (Val d'Oise), 1981
Vernon (Eure), de 1982 à 1997
Salon de la Jeune Peinture, Paris, 1983, 1984 et 1985
Festival d'Arts Contemporains, Gisors (Eure), 1983

• Ha curato, unitamente alla soprintendenza ai beni architettonici di Bologna, il restauro della biblioteca “Zambeccari” , complesso monumentale settecentesco;
• Ha partecipato a ricerche in ambito storico, storiografico, realizzate dall’Univeristà di Torino;
• Dal 1988 è Accademico degli Incamminati di Modigliani. Pablo Ricasso e Salvador Dalì

PUBBLICAZIONI

• Opere, anche in numero di  30 volumi, in ambito tecnico, storico, artistico, umanistico, poetico, romanzesco,interculturale;
• Molteplici articoli pubblicati su diverse riviste d'arte italiana, spagnola, americana, francese;
• Collaboratore editoriale e responsabile de “I Quaderni di arte e cultura del Gaveer” di cui è stato il rifondatore in Spagna ed in Francia; negli Stati Uniti collabora tutt’oggi con Marjorie V. Pond della Neenah Paper Inc. e con la Direzione di Peggy Guggenheim collection.
• Molteplici collaborazioni alla pagina cultura ed arte dei giornali “La Repubblica” e “Il Resto del Carlino”Il Mattino"il Roma"La Nazione" The Guardian  ecc…

ONORIFICENZE

• Dal 1821 La famiglia  è socio benemerito all’OSMCM. Ordine Sovrano Militare Cavalieri di Malta

CURRICULUM VITAE ARTISTICO

 Biografia essenziale dell’artista Giuseppe Barsciglié, il cui cognome  più volte  pronunciato impropriamente “Bachelett”

giuseppe-barsciglieSin da bambino, manifesta una dichiarata predisposizione al disegno ed al colore. Frequenta lo studio d’arte del padre , pittore e scultore sin dal 1933,prima, e durante la II° Guerra Mondialein Grecia a Cefalonia da Capitano d’artiglieria Ufficiale del Re, decorato con Croce d’oro dell’Ordine Militare dei Cavalieri di Malta. Tornato in Italia  dopo la prigionia nei campi nazisti in Polonia,  lavora come scenografo  ufficiale di Eduardo De Filippo, fino all’anno Senatoriale 1973. Il giovane figlio Barscigliè, erede della maestria del padre, dopo aver studiato presso il real istituto d’arte di Napoli e Cerreto Sannita (Bn)  , si iscrive all'Accademia di Belle Arti  , frequentando i corsi di scenografia e pittura. Completa e perfeziona poi la propria formazione artistica attraverso atelieur ed officine artistiche di molti artisti italiani e stranieri, compagni d’arte del padre ed attraverso le smisurate presenze nei centri contemporanei d’Arte.  

 Nel 1968 a soli 17 anni esegue una serie di guaz  che interesseranno critici per il film “Casanova” di Federico Fellini, lavori esposti nel 1978 in una mostra organizzata dal Comune di Roma a Cinecittà. Nel 1969 tiene la sua prima personale al museo Municipale di Motarò, l'anno successivo, con i pittori Asensio e Maas, entra a far parte de il Gruppo Sintesis che nel 1970 si fonderà con il Circle d'Art d'Avui che espone in Spagna, Danimarca, Svezia. A partire dal 1969, il giovane artista Barsciglié apprende la tecnica della tempera e degli oli all'antica che adatta alle sue necessità espressive. Contemporaneamente si interessa alla pittura del passato, da quella tecnica di età pompeiana alle espressioni del manierismo italiano e spagnolo. Nel mitico anno 1969 è invitato alla “Isy Brachot” di Parigi, alla “Prom” di Monaco, alla “Don Chisciotte” di Roma. Con i galleristi con cui ha collaborato, partecipa a numerose rassegne d'arte contemporanea, tra cui: la “FIAC” al Grand Palais di Parigi, la “Fine Arts” di New York, la “Expo” di Milano, all’ “Arte Fiera” di Bologna, alla “Biennale Internazionale d'arte del Fiorino” di Firenze e successivamente alla “Permanente” di Milano, alla “Quadriennale” di Roma, alla “Biennale internazionale della grafica” a Lubiana e a Cracovia. Tiene la sua prima mostra personale in Cile nel 1970 ed allo stesso anno risale la sua prima antologica al Palazzo del Popolo di Todi. Nel 1971 vince il Premio di Pittura “Mazzacurati” di Teramo ed allo stesso anno risale la sua prima mostra personale alla “Galleria del Cavallino” di Venezia. Da questo momento, con regolare scadenza annuale, terrà un calendario molto fitto di mostre personali in prestigiose gallerie italiane. Dopo aver esposto ad Amburgo ed a Londra, nel 1972 riespone a Roma presso la “Galleria Arte 27”. Ha allestito esposizioni personali in molte prestigiose gallerie italiane tra cui “L'Agrifoglio” di Milano, “Il Tempietto” di Brindisi, la “Davico” di Torino, la “Gradiva” di Roma. Nel 1972 si trasferisce per un periodo a Roma ed Urbino dove, frequentando le Facoltà di Architettura, ha modo di approfondire le tecniche antiche di alchimia dell'arte, ampliando i propri orizzonti artistici e tecnici. Nello stesso anno gli viene assegnato il Premio “San Marino”, cui ne seguiranno altri. Nel 1973 si stabilisce a Roma dove vive, studia e lavora per alcuni anni, trasferendosi nel 1979 nel Principato di Monaco. Nel 1974 allestisce una mostra alla Galleria “Sant'Andrea” di Savona presentata da F. Bellonzi: un’esperienza ripetuta l'anno successivo con una nuova personale presso il Palazzo Comunale di Millesimo. Dal 1974 inizia una numerosa serie di mostre collettive promosse dalla “Galleria Forni” di Bologna. Nel 1975 gli viene conferita la medaglia delle Arti Riunite dal Royal Architectural Institute of Canada. Nel 1976 espone alla Sala Faro di Valenza e inizia la sua collaborazione con la “Sala Pelaires” di Palma di Maiorca e con la “Galleria 32” di Milano.

A partire dalla metà degli anni Settanta numerose mostre personali si susseguono in prestigiose gallerie nazionali ed estere fra cui la “Galleria 32” di Milano, la “Galleria Davico” di Torino, “il Gabbiano” di Roma, la “Madison Gallery” di Toronto, la “Galeria Rayuela” di Madrid, la “Galleria Levy” di Amburgo, la “Galleria Pelaires” di Palma di Maiorca, con cataloghi presentati da valenti critici fra i quali De Micheli e Fagiolo dell'Arco. Nel 1975 espone alla “Marlborough Godard Gallery” di Toronto, nel 1976 alla “Marlborough Godard Gallery” di Londra, Zurigo, Roma e New York. La sua prima mostra personale a Parigi presso la “Galleria Visconti” risale al 1977. Nello stesso anno gli viene donata la medaglia per il 25° anniversario della Regina ed ottiene per un periodo la cattedra di Pittura presso l'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Nel 1978 allestisce una personale alla “FIAC” di Parigi e alla “Fuji Gallery” di Tokio, proseguendo la sua attività espositiva con altre personali a Ginevra, Marsiglia, Roma, Bologna. Tiene la sua prima personale a Londra nel 1979 riscuotendo ampio interesse di mercato e di critica. Nello stesso anno espone dei suoi dipinti, già dichiarate opere, con Consagra, Turcato, Sanfilippo, Dorazio, Guerrini, Perilli, Accardi, ma la sua vocazione rimane materica figurativa informale. Ancora nel 1979 espone in una saletta con una sua  personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Fra le principali rassegne d'arte contemporanea cui l'artista ha partecipato ricordiamo quelle tenute presso il “Museo d'Arte Moderna” di Santiago del Cile (1972, 1974), “Il Volto di Cristo”, nella Sala Sinodo in Vaticano (1975), la “X Quadriennale” di Roma (1979), la “Biennale di grafica” di Livorno (1982). L'artista espone in numerose mostre collettive e personali in importanti gallerie italiane, fra cui la “Bergamini” di Milano, la “Menghelli” di Firenze, La “Bussola” e la “Davico” di Torino, con cui avvia una intensa collaborazione. Viene invitato a partecipare in rilevanti rassegne d'arte nazionali come il “XXIII Premio del Fiorino” di Firenze (1977), la “Rassegna Nazionale di Pittura” di Pistoia (1980), la “Rassegna di Pittura Contemporanea” di Prato (1981), l' “Expo Arte Fiera” di Milano (1987). Partecipa ad importanti manifestazioni artistiche internazionali, fra cui “L'ARCO’ ” di Madrid, “L'Art Fair Stockolm” di Stoccolma, la “Contemporary Art Fair” di Los Angeles, “L'Art Fair” di Londra. Espone in affermate gallerie estere come la “Prom” di Monaco di Baviera, la “Solomon Gallery” di Londra, la “Hanson Art Gallery” (USA), la “Fomi” di Tokio.

Dalla metà degli anni ottanta in poi la tematica sociale si incentra, nella serie ad essa dedicata, sui miti mass mediali consumati dalla società contemporanea. Negli anni successivi intensifica l'attività espositiva ed incontra a Bruxelles il mercante Guimiot con il quale avvia una intensa collaborazione realizzando numerose mostre in Belgio. Ritornando alla fine degli anni ‘70 lavora su grandi cicli tematici: “La Cena” (1975-76), “Immaginazione e memoria della famiglia” (inizi anni '80), “Teatro d'Italia” (1983-84), “La sera del pittore o della riflessione” (1988-89), (inizi anni '90). Con gli anni Ottanta una vena più intima pervade la serie delle "nature morte" informali e quella delle "ferriere ed altiforni". L’artista espone in numerose collettive e partecipa a premi nelle più importanti rassegne d'arte italiane in cui ottiene alti riconoscimenti. In Abruzzo l’artista è invitato ad esporre al Premio “F. P. Michetti” (dal 1967), ad “Alternative Attuali2” a L'Aquila (1968), al “Premio Sulmona” (1987, 1989, 1994, 1996, 1997, 1998, 1999), alla Fortezza Spagnola de L'Aquila (1990), alla Casa di Dante a Firenze (1985, 1986, 1987), alla “XXX Rassegna Premio Vasto” (1997).

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta espone in Italia ed in Europa riscuotendo l'interesse della critica specializzata. Due grandi mostre antologiche gli sono dedicate nel 1985 e nel 1987, la prima alla Rotonda della Besana di Milano e la seconda a Castel Sant'Angelo a Roma. Sempre nel 1987 vince il Premio per la pittura alla XXX Biennale Nazionale d'Arte Città di Milano. A Londra ed in Italia, con altri giovani e meno giovani, iniza una nuova esuberante ed intensa attività artistica orientata verso un tipo di rinnovamento formale che non poteva non prescindere dalle esperienze neocubiste e dalla pittura astratta italiana. Nel 1980 riceve la laurea ad honorem in Architettura presso il King's College di Halifax. Nel 1981 compie un viaggio in Spagna che lo spinge alla riflessione su di una serie di temi e di argomenti appartenuti alla storia del Paese: viaggi, conquiste, sopraffazioni, violenze, la cui portata esistenziale influenzerà tutti i suoi futuri lavori di pittura, grafica, incisione e scultura (attività che l'artista intraprende a partire dal 1976 con la realizzazione di grandi gruppi plastici e ferrei). Nel 1982 vince il “Premio del Fiorino” di Firenze; realizza, inoltre, numerose opere pubbliche per l'Education National. Fra le esposizioni pubbliche internazionali si ricordano: la FIAC di Parigi del 1979, la Biennale di Mentone del 1980, la Biennale di Vienna del 1981, la Biennale di Sao Paulo in Brasile del 1981. Nel 1982 torna in Italia alla “Galleria 12” con una personale che riscuote un grosso successo di critica e pubblico. Inizia a dedicarsi alla pittura stabilendo relazioni e contatti con i pittori milanesi legati alla poetica del Realismo esistenziale. Nel 1984, a Milano, partecipa all'esposizione “L'immagine e il suo doppio”, rassegna che intende focalizzare le posizioni dei pittori "fra realtà e metafisica". Nel 1985 .Giuseppe Barsciglié Ottiene la Cattedra d’insegnamento a Firenze ed insegna discipline plastiche ornamentali al Liceo Artistico di Firenze poi nel 1986 all’Istituto statale d’Arte di Porta Romana per poi,sempre a Firenze si cimenta professionalmente nella. Comunicazione e pianificazione pubblicitaria nonché grafica pubblicitaria. .. Nel 1986 a Sorrento (Napoli) conosce Morgan Randall (Knighstown, Indiana). Innamorato da sempre dell'Italia e dei paesaggi della costiera amalfitana, dove ha vissuto e lavorato con il giovane Barsciglié, l'artista ha incentrato la sua poetica sui luoghi marini e montuosi della penisola sorrentina, colti nel continuo variare degli effetti della luce. Da ricordare, in particolar modo, due grandi esposizioni antologiche: quella del 1987 al “Gabbiano” di Roma e quella del 1989 presso la “Galleria d'Arte Moderna” di Conegliano Veneto. Nel 1988 fonda Le Groupe de Recherche des Moyens d'Expression Plastique. Nel 1989 L'Accademia Nazionale San Luca di Roma gli ha conferito il Premio del Presidente della Repubblica per la pittura. Nel corso degli anni Ottanta la sua pittura si incentra sugli effetti di una descrittività "neoiperrealista" che trae origine dal linguaggio artistico di Tommasi Ferroni. Partecipa con successo a numerosi premi nazionali ed internazionali ottenendo considerevoli riconoscimenti.
“Del giovane Barscigliè vanno ricordati anche giorni tragici per motivi che ricadono sulla sua non forte salute,stremato fisicamente dagli acri odori e manipolazioni coloristici nocivi che gia da giovanissimo ha manipolato proprio per dare tutto se stesso allo studio e alle cromie alchimiche artistiche, (ancora tutt’oggi è consapevole dei rischi passati e molto probabili quelli futuri. “

Ritornando all’Uomo Artista –Giuseppe Barsciglié,  con le sue partecipazioni al Premio De Nittis di Bari e Foggia 1977-78-79-80-81, alle Biennali Nazionali d'Arte di Milano nel 1989 e nel 1993, alla XXXIV edizione del Premio Suzzara nel 1994, al Premio Michetti di Francavilla a Mare nel 1997. Allestisce numerose personali in prestigiose gallerie italiane ed illustra diversi volumi di poesie, racconti, copertine per libri; si dedica anche alla cartellonistica realizzando circa 90 manifesti per spettacoli teatrali. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche: al “Metropolitan Museum” di New York, al “Museo Puskin” di Mosca, al “Museo Wroclaw” di Cracovia, al “Museo di Eliat” in Israele, al “Museo d'arte contemporanea” di Sofia, nella “Collezione Gucci”, al “Museo di St. Paule de Vence” in Francia, alla “Galleria d'arte Moderna e Contemporanea” di Roma. Dal 1984 al 1994 gli sono stati proposti otto documentari d'autore. Nel 1990 la passione per i viaggi lo porta a compiere lunghi itinerari in Francia ed in Spagna: le impressioni personali ispirate dalla vista di quei luoghi vengono fermate nei suoi diari. Realizza scenografie teatrali per il Teatro Stabile di Roma. G.Barscigliè ha insegnato in diversi stages di pittura in Italia ed in Spagna, tiene numerose mostre personali in gallerie europee ed americane, impronta personali in Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Stati Uniti. Nei suoi lavori le tematiche più ricorrenti sono quelle dell'alienazione, della perdita dell'identità, del mistero che irrompe nella quotidianità e produce una spazialità irreale che destabilizza e disorienta. Dopo la parentesi informale, l’artista ritorna al linguaggio espressivo della pittura di Immagine. Intenso è il suo impegno nella produzione grafica condensata in diversi nuclei tematici. G.Barsciglié conosce Balthus con il quale stringe un rapporto di amicizia. Nel 1990 riceve la nomina di Accademico in Francia. In Italia si dedica alla scultura ed all'arte della ceramica. L'anno seguente è invitato a partecipare alla Biennale di Venezia. Nel 1991 Barcigliè tiene un’esemplare mostra pitto-scultorea Palazzo Braschi in Roma. Nel 1992 nasce il progetto della “Raccolta Fieschi”, un’ampia donazione di opere a tematica sacra presso il Museo d'Arte Sacra Stauròs di San Gabriele (TE). Nel 1994 gli viene conferito un Premio dal Presidente della Repubblica presso l'Accademia Nazionale di San Luca e nello stesso anno ottiene il 1° premio della Biennale di Milano al Palazzo della Permanente. Nel 1994 partecipa al Premio Sulmona, nel 1995 a Loreto presso il Museo-Pinacoteca della Santa Casa di Loreto ed alla Pinacoteca "F. Bellonzi" di Torre dei Passeri. Nel 1995 riceve a Roma il Premio “Michelangelo Buonarroti”. Numerose sono le sue mostre personali e collettive e non passa giorno che il Barsciglié,  in Italia ed in contemporanea all'estero, si faccia scappare una esposizione della sua arte. Nel 1999 si inaugura la Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di San Gimignano che ospita suoi dipinti. Le sue stagioni artistiche lo hanno condotto, nel corso degli anni, da una figurazione espressionista all'astrazione segnica, dall'impegno nel campo della cinematografia al realismo lirico che caratterizza la produzione degli anni Ottanta. Presente in Italia al Centro d'Arte “Il Peplo” di Palermo, per un decennio si susseguono altre personali Enna, Caltanissetta, Catania, Messina. Dalla fine degli anni Ottanta inizia ad esporre per la “Galleria Forni” di Bologna e per la “Davico” di Torino con le quali allestisce diverse personali e partecipa ad importanti rassegne d'arte, fra cui l' “Arte Fiera” di Bologna, la “Miart” ciclo giovani biennalisti a Venezia ecc.

Tra i tanti Critici d’arte internazionali, Il suo critico d’arte Luciano Bertacchini di Bologna ed Aldo Angelini, direttore della Rai, seguono con entusiasmo il suo felice cammino, superando quasi insieme all’artista vette insormontabili dell’Arte contemporanea. Prestigiosi  nomi della critica d'arte si sono interessati alla sua opera.
   Barscigliè continua, su tacite richieste, la presentazione delle sue opere all' “Art Fair” di Londra. I lavori si colorano ora di blu, di rosso, di oro, di verde, ed ai toni più caldi si affianca uno spirito apparentemente irrazionale e poetico che imprime alle linee un andamento sinuoso, memoria delle onde del mare e della stratificazione-della-terra.
L'accostamento dei lavori provoca un leggero senso di attrito ed allo stesso tempo testimonia la varietà espressiva che da sempre contraddistingue uno dei massimi rappresentanti del panorama artistico contemporaneo. I due diversi spazi sembrano negarsi a vicenda ma lo scarto non è, a ben osservare, così categorico: anche quando Barscigliè sembra abbandonarsi ad un afflato poetico, libero da rigidi schematismi geometrici, l'occhio riesce comunque a percepire la razionalità impressa a certi moti ondulatori perché nel mondo dell'artista non c'è caos. Nel mondo di Barscigliè tutto è soggetto alle leggi dell'ordine e del disordine allo stesso momento, anche se questo non implica che i lavori manchino della poesia che un grande maestro riesce comunque ad imprimere al proprio lavoro. L'esperienza americana sarà determinante nella sua formazione professionale, dal New Dada all'Iperrealismo. Il nome dell’Artista Giuseppe Barsciglié entra dal 1973 a far parte dell’Archivio storico Artistico di Firenze,di Roma e Losanna in Svizzera.Tutte le sue opere sono firmate e rigorosamente registrate.
  
A partire dal suo rientro in Italia, molte mostre personali seguono le prime tenute a Firenze dal 1978 al 1981 in numerose gallerie italiane ed estere fra cui la “Galleria Davico” di Torino, la “Giulia” di Roma, la “Kunstkeller” di Berna, la “Prom” di Monaco, la “Solomon” di Londra. L'artista ha partecipato ad importanti rassegne d'arte a New York, I'Aja, Parigi, Basilea, Londra, Losanna, Tokio, Los Angeles. Oggi vive e lavora nel Chianti Fiorentino, dove imprime molte sue poetiche oltre la pittura e la scultura. Dal Realismo espressivo della metà degli anni Settanta l’artista passerà alle raffigurazioni dei vizi della società attraverso la cosiddetta serie dei "personaggi sociali" (generali, toreri, prelati, borghesi). Da questo momento diviene sempre più conosciuto.

Barscigliè continua a frequentare Artisti d’ogni mondo, amici e compagni di tante battaglie nell’arte e nella cultura attraversando periodi estremi, come quello attuale a causa del suo stato di salute. Grandi artisti e musicisti-gli-affidano-le-copertine-dei-loro-copioni,come-Thierry Mordant, artista che vive nel suo tempo, ha avuto la genialità di immortalare il passaggio all'anno 2000 e con una virtuosità incredibile inizia il 3° millennio. Le opere del pittore G.Barscigliè sono esposte in permanenza alla “Galleria Pictural” di Montecarlo ed alcune di esse hanno dato vita a francobolli per molti paesi del mondo (da New York a Parigi, da Tokio a Singapore passando per San Pietroburgo, le sue opere ornano il mondo intero. Le sue visuali hanno molte volte fatto il giro del mondo attraverso grafiche da collezione che ha sempre e personalmente realizzato),    copertine per riviste specializzate e non, a volantini e a manifesti per eventi di ogni tipo ( il Rally di Montecarlo, il Gp-Montecarlo, il Festival di Cannes,  il Forum Internazionale del Cinema e della letteratura di Montecarlo) e a cataloghi per hotel (Grand Hotel di Cap Ferrat, Hotel Carlton di Cannes). Incontra poi Alberto Sughi di Cesena e collabora con lui per numerose mostre bi-personali in importanti gallerie e musei italiani. Numerosi critici hanno scritto delle sue opere. ( nel 2001 Barsciglié firma il libro antico di Figueras in Spagna, libro reliquie d’arte firmato da  Salvator Dalì, Pablo Ricasso e tanti pochi illustri del colore.( conservato presso “Les Trull” di Girona Espana 2000) Sue opere figurano al museo d’arte contemporanea di Dalì, a Figueras, Gerona, LLoret de Mar, Barcelona, Cordoba, Madrid Toledo).
( Barscigliè lavorerà ancora tantissimo tra l’anno 2000 e  2006anche se la sua salute è più volte mirata…proprio sui luoghi che più ama: la sua scuola,i suoi alunni..i suoi colleghi)



CRITICA

Di:  A.B.Oliva

Lo spirito. Barscigliè ha respirato fin dai suoi primi passaggi la cultura solare della dotta Magna Grecia. Nel suo pennello è rimasto l’azzurro del cielo che bacia il mare di fronte ai Faraglioni, il verde della costiera  amalfitana, i rossi e i gialli della frutta matura sugli alberi. L’arte di Barscigliè vive di figure e colori mediterranei, caldi e sensuali; le sue anfore, conchiglie e sabbie ci riportano alla sua terra d’origine arsa dal sole e immersa nel blu più profondo. Dalle sue tele trasuda “sapore di sale” e d’intensa passione per ogni aspetto della vita, a patto che sia vissuta artisticamente e moralmente in maniera totalizzante. Le sue anfore non sono mere riproduzioni dei moderni arredi del giardino, ma contengono ancora le inebrianti essenze che le flotte elleniche portavano dalle madre patria o il profumo altrettanto vivace del vino d’uva, lo stesso che ingannò Polifemo. Altrettanto caratterizzate le donne, a volte sagome indefinite dai seni pronunciati e dai fianchi larghi che si stagliano su sfondi di notevole impatto cromatico. Figure femminili strette in abbracci, un misto di solidarietà e lussuria, ci riportano alla mente le parole di Saffo: “Amore m’ha scosso il cuore, come vento su un monte che s’abbatte su querce. In J.Bachelet (Alias) a molte delle convenzioni umane, e non di rado, i suoi modi possono apparire almeno singolari, ma fermarsi alle apparenze con un artista del suo livello significherebbe rinunciare alla sua profondità, alla sensibilità dell’animo, al virtuosismo della mano. E questo, per ogni essere umano che sappia cogliere l’intimo fascino della rappresentazione artistica, sarebbe il più grave dei delitti. 



Il dubbio della vita nelle opere di G.Barscigliè

   La corposità e l’intensità dei colori sono i protagonisti irrinunciabili delle ultime opere di J.Barscigliè che esalta, come sua abitudine, il colore e l’intonazione delle forme nette, in movimento con lo spazio nella realtà assoluta del quadro.
   Corposità delle forme e del colore gridato e affermato con la rapidità della spatola,del pennello in una plasticità tangibile, nella  rievocazione del tempo passato, del ricordo, fissata nella fermezza del disegno al di fuori del tempo storico.
   Figure pensanti, nature morte, attimi catturati nella loro proverbiale intimità, in una sacralità rituale e magica che cerca contemplazione.
   La figura umana, protagonista delle opere del pittore, non completamente delineata ma solamente accennata nella forma, sembra voler testimoniare il dubbio della vita e dell’arte, come se l’artista rimanesse egli stesso nell’ammirazione di questo dubbio, lasciando ad uno spettatore attento un’interpretazione privata della circolarità della vita nelle emozioni urlate dell’arte.
Dott.ssa Ardea. Onorati
Roma 1988

Da “ LA NAZIONE ”, 23 febbraio 1996


CONSENSI DI CRITICA PER L’ARTE DI J Barscigliè  ALLE “GIUBBE ROSSE”
Firenze – Si è rivelata un grande successo la mostra personale di J.Barsciglièt alle Giubbe Rosse di Firenze. L’artista di origine Italo-Spagnole (fiorentino d’adozione) è presente in questi giorni al celeberrimo locale fiorentino con la mostra delle “Influenze Contemporanee”.   Barsciglié frequenta ormai da tempo il la Toscana e le sue zone limitrofe (nell’autunno dello scorso anno, come forse si ricorderà, ha esposto una personale di quadri e sculture al Circolo delle “Stanze Ulivieri”  ). Si tratta di un figlio d’arte doc, in quanto il padre   (che non a caso è stato uno dei suoi insegnanti più importanti), fu per una vita lo scenografo ufficiale di(::). Una parte fondamentale nello sviluppo artistico di  J.barscigliè l’hanno poi avuta Guttuso, Carrà e Annigoni. Di lui lo stesso Guttuso ha detto cose egregie, tra le quali la seguente dichiarazione: “Nell’arte di Bachelet il colore modella e anima il volume delle forme, assumendo ben presto nei suoi confronti una certa indipendenza. Il giovane artista non cerca di imitare la natura ma suggerisce piuttosto dei movimenti, dei piani, dei ritmi. La sua forma molto elastica è soprattutto legata al gioco della fantasia, il suo allontanarsi da schemi geometrici costituisce uno stile infinitamente libero e dinamico, i colori altrettanto liberi sono tuttavia più modulati. L’arte di Barscigliè è contenuta in questa magia della forma: grazie ad essa si realizza quel miracolo per cui la sua arte è al tempo stesso suggestione e realtà, dando allo spettatore l’impressione di essere trascinato verso un sogno in cui ognuno si crede libero. E nel quale invece l’artista impone al visitatore la propria visione del mondo”.

Da “Il Corriere di Arezzo”, Mercoledì 28 agosto 1996

BARSCIGLIE’  FIRMA PER TRE VOLTE IL PALIO ’96’97’98 nel Valdarno Fiorentino e DUE volte nel Valdarno Aretino
AB-.L. Oliva
San Giovanni. Per il secondo anno consecutivo il manifestod’Autore  affidato all’artista. Anche quest’anno, per la terza edizione consecutiva,  il manifesto del Palio della Rificolona sangiovannese sarà firmato da G.Barsciglié. Il pittore naturalizzato fiorentino  ha vissuto proprio in quest’estate un momento centrale della sua carriera d’artista e docente, chiedendo ed ottenendo il trasferimento di catedra di arti della Grafica Pubblicitaria di Firenze. Una scelta di vita dettata da problemi di salute,che per un Artista alchemico come lui, è di norma  ma anche e soprattutto dalla volontà di immergersi ancor più profondamente nel tessuto sociale Toscano che da oltre un decennio ha adottato e coccolato questo figlio d’arte osannato dai critici e dal pubblico. San Giovanni gli ha riconfermato come semre la fiducia affidandogli lo studio del manifesto pubblicitario rappresentativo della Rificolona, vanto ed orgoglio della città che condivide questa cerimonia con il capoluogo toscano assieme al simbolo del Marzocco.
   Sull’argomento avremo comunque modo e occasione di tornare, mentre per il momento sarà opportuno ricordare il successo ottenuto da Barsciglié  in occasione della mostra di pittura     curata dal dottor Gianfranco Giustini.
   In una cornice di grande suggestione, centinaia di persone hanno affollato ed ammirato le opere esposte da oltre quaranta artisti, ma il primo premio è andato proprio al partenopeo che ha voluto omaggiare le nostre zone con una tela incentrata sulle fatiche della miniera.
   Questo il giudizio espresso dalla giuria: “E’ il lavoro di un artista attento e sicuro, capace di dare alle sue opere una velatura di ceramicità, sapiente frutto della perfetta padronanza dei mezzi espressivi. Egli non bada più allo studio e all’approfondimento, ma si affida piuttosto all’istintiva irrazionalità che sa intuire e genialmente manifestare.
Il temperamento esplosivo e vulcanico del Barsciglié ha riproposto di getto la realtà osservata in termini sintetici, senza tuttavia trascurarne le diverse sfumature”.

Da Renzo Biasion…(Firenze)
   PORTO GUARO (1987) – Conosco il giovane Barscigliè e ne sono fiero. Come fiero fui quando, attendente di suo padre,…. si combatteva in Grecia fianco a fianco a “Quota 731”, ma questa è un’altra storia.
   Per Giuseppe Barsciglié l’interpretazione del problema esistenziale nell’uomo è assolutamente personale e provocatoria.
In effetti, a ben vedere, ogni individuo dovrebbe a parer suo accettare la vita e affrontarla così come fra le righe (o meglio sarebbe dire fra le pieghe) delle sue tele, con estrema chiarezza. Esistere vuol dire soffrire, ma anche gioire. E allora ecco l’appello a quel bagaglio critico che in diversa misura è in noi, a quel bagaglio critico volto all’ottimismo e che, se stimolato, consente un diverso rapporto con le avversità e il dolore. Da qui parte la sua figurazione. L’artista “trasfigura liricamente” le varie sensazioni, tema delle sue opere, non tanto per il loro procedimento creativo e per il loro ritmo scandito, quanto per il trascoloramento delle luci, per la dosatura cromatica e, soprattutto per quel culto del bello che è la risultante di una necessità di espressione di sentimenti sinceri.
   Inserito ormai, dopo tanti anni di studio, prima come designer in Arte della Ceramica all’Istituto Statale d’Arte poi, come designer alla Pininfarina Bertone e Giuggiaro a Torino, dopo un assiduo studio ed appassionata applicazione, G.Barsciglié ha dimostrato di saper realizzare sulla tela quella trasposizione dal sogno alla realtà che fa delle sue opere tanti soggetti di pura poesia. E per questo ha il privilegio di appartenere, pur nella spietata durezza del nostro tempo, ad una ristretta schiera di eletti, dei quali si possono veramente gustare opere poste felicemente in essere con limpido linguaggio volto, tuttavia, alla linea dell’orizzonte: quella linea che si allontana da ogni vero artista tanto più rapida quanto più intensa è la sua ansia di raggiungerli.
   Lavori recenti e recentissimi del Barsciglié riscattano un momento di visione percettiva legata al dato naturale, innalzandolo al valore di metafora continua della condizione umana. Lo svolgimento è, all’apparenza, semplice: collocarsi nell’ambito della visione solitaria (sia essa mare, deserto, steppa o campagna) e tracciare la linea perpetua dell’orizzonte; segnarla con determinazione, con tratto certissimo e risoluto, non esitevole. Nella “ditticità” che in tal modo viene a determinarsi nel “luogo” pittorico, la collocazione delle cromie e dei segni veloci e un po’ astratti si assesta con la naturalità derivante dall’attenzione al paesaggio. All’apparenza, dicevo: ma non paia scontato il lavoro diffuso che conduce alle soglie di un astrattismo e forse un’astrazione ideale: la pittura di G.Barsciglié (sia essa olio o pastello o tecnica mista o china, acquerello o acquaforte o pura incisione) si svolge alle ore dei notturni e dei primi mattini, in quegli attimi che confondono la percezione, sviano lo sguardo, ingannano la messa a fuoco. E si accorpa, così, in segni e sbavature, lingue e tratti che vivono di autenticità pittorica, al di là di una resa pura e semplice di una sia pur dichiarata vicenda narrativa.
   La semplice e sana bellezza del creato, eterna perché non ingannevole, è la fonte unica d’ispirazione per questo pittore, il quale ha speso anni di assiduo lavoro secondo questa direttiva di ambizione e di gusto: un realista, dunque, che costantemente tende ad affinare i mezzi disegnativi, ad armonizzare la composizione, a dare vibrazioni di luce ai colori delle sue tele.
   Se questo rinnovamento non si disperde nello sperimentalismo fine a se stesso ma si innerva nel proprio sentire e nelle proprie qualità artistiche ed umane, credo, ne sono convinto sinceramente, egli saprà ulteriormente arricchire il linguaggio dell’arte ed il suo messaggio generoso di umano calore e di ferma moralità, sarà ricordato nei tempi che verranno.
   Ci troviamo di fronte ad un pittore sensibilissimo, pervaso dal senso giusto della vita e dell’essere, che va arricchendo sempre più il suo linguaggio artistico per dar vita ad opere sulle quali non scenderà l’oblio. Vi è però la forte resa di una sensazione “climatica” : una temperatura, un caldo e un freddo che non attengono solo alla scala cromatica della tavolozza, ma, e direi in special modo, a una collocazione “stagionale” dei luoghi. Una trasmissione di gradi centigradi da pittura ad epidermide.
   La strutturazione dei singoli lavori che Barscigliè mette in “cantiere” in momenti di aggregazione ripetitiva, in suggerimenti di serialità, stabilisce una funzione “sinfonica” il più delle volte “in quattro movimenti”, come da tradizione, che pare elaborare la tonalità dell’assuntonelle possibili variazioni conducenti a un unicum, ad una natura indivisibile del progetto, a completamento ulteriore dell’immagine.
   Giuseppe Barscigliè ha dunque scelto una tematica che rimanda alle molteplici suggestioni che la visione concede: lo sguardo rivolto al cuore e con una segreta musicalità della realizzazione, nell’attenta resa di un sentimento universalizzabile e sovra-temporale. E’ questa la “libertà” che è di espressione e quindi di “umanità”, la ritroviamo appieno nei lavori di Barscigliè che presenta, quale artista, una sua campionatura di serio lavoro professionale. Ho potuto vedere direttamente nel suo studio una serie di opere, tutte di notevole e pregiata qualità pittorica e intenso contenuto espressivo. Mi basta sottolineare la sua capacità di coniugare gli elementi che gli provengono dalla cultura della sua terra con una attenta lettura, mai convenzionale, di alcuni fondamenti dell’arte contemporanea, sempre sorretta da un mestiere di cui ormai è padrone.

Renzo Biasion 1987 Firenze
(Giornalista-Pittore)
   Un Po’ di storia…
Dal 1966 giovanissimo.Barscigliè inizia a lavorare come decoratore di ceramica per potersi finanziare gli studi d'arte. Frequenta l'Accademia delle Belle Arti  , dove studia prima con il prof. Settala, poi con Renato Guttuso e Stefanelli, Radames Thoma, Antonio Bertè, Remo Brindisi. Così negli anni futuri incontra più volte i Maestri Emilio Vedova, Capaldo Rubens, Pablo Picasso e Salvador Dalì, allora amici del padre . Nel 1968, grazie alla sponsorizzazione delle “Officine Galileo” di Roma, riesce ad organizzare la sua prima personale. Nel 1970 riceve il diploma d'arte, organizza un'altra personale, partecipa alla vita artistica ed ai dibattiti della città. La ceramica e la scultura assorbe quasi tutto il suo tempo con i Maestri Del Giudice, grandi fonditori a Napoli e può dedicarsi pochissimo alla pittura. Incontra poi sul suo cammino  il critico Paolo Lazzeri che lo incoraggia a seguire la sua vocazione pittorica. Nel 1972 abbandona la ceramica per dedicarsi completamente alla pittura nel suo studio di Via Corridoni, ma non riesce a vendere che un quadro. Deve quindi ritornare alla decorazione della ceramica industriale. Nel 1974 ha un grave esaurimento, abbandona nuovamente la ceramica per dedicarsi alla pittura nel nuovo studio di Piazza San Marco; insoddisfatto dei risultati raccoglie tutti i dipinti dello studio per bruciarli. In un mese, dipingendo freneticamente, prepara la mostra alla “Galleria Martelli”, l'amico Lazzeri prepara il catalogo, l'11 di aprile l'inaugurazione e finalmente il primo successo di pubblico. Il 1 settembre l’inaugurazione della mostra a Forte dei Marmi: il successo si ripete. A

“BARSCIGLIE’ “
OGNI VOLTA CHE MI FERMO A GUARDARE UNA TELA DI G. BARSCIGLIE’, SENTO QUESTI VERSI RISUONARMI NELLA MEMORIA: ED È COME UN RIFUGIO PER LA MENTE, UN LUOGO DOVE RITROVARE PACE E SILENZIO ED INSIEME GODERE DELLA CALMA INTERIORE CHE QUESTO MONDO CI HA FATTO SMARRIRE. SIN DAL MIO PRIMO INCONTRO CON LA SUA PITTURA HO AVVERTITO UNA SENSAZIONE DI FAMILIARITÀ, UN CONTATTO MENTALE, UN MODO COMUNE DI SENTIRSI NELLA REALTÀ’ CHE CI CIRCONDA. E NON MI SONO SBAGLIATO QUANDO, DIETRO A CIÒ CHE APPARE IMMOBILE, PERMEATO DI SOLA SPIRITUALITÀ, SOSPESO AL DI FUORI DEL TEMPO, HO LETTO UNA VOLONTÀ FORTISSIMA DI RIBELLARSI ALLE MODE, ALLA CULTURA, ANCHE QUELLA PITTORICA, IMPOSTA DALLA MAGGIORANZA. I DIPINTI SONO DAVVERO LO SPECCHIO DELLA SUA ANIMA, DEL SUO CARATTERE CHE LO HA PORTATO A COMPIERE UNA SCELTA ASSOLUTAMENTE AUTONOMA, CHE RIFUGGE MODE E SCHEMI. SE LA PITTURA ITALIANA È SEMPRE STATA COSTRETTA IN UN PERCORSO DISEGNATO DA ALTRI, IMPOSTO DAL “POLITICALLY CORRECT”, GIUSEPPE BARSCIGLIE’ NON HA MAI VENDUTO LA SUA ANIMA; GLI È RIMASTO FEDELE, COME ALLA SUA NATURA, ALLE SUE IDEE, DISPOSTO AD AFFRONTARE QUEL PREZZO CHE DEVE PAGARE CHI ESCE DAL GRUPPO E DECIDE DI CAMMINARE DA SOLO LUNGO LA PROPRIA STRADA. A LUNGO I NOSTRI AUTORI DEL ‘900 SONO STATI DISCRIMINATI DALLA CULTURA IMPERANTE. A LUNGO L'ARTE AMERICANA NEI SUOI VARI ASPETTI HA RUBATO LA SCENA, IMPONENDOSI COME PIETRA DI PARAGONE PER TANTA PITTURA ITALIANA ED EUROPEA COSIDDETTA “POLITICA”. BARSCIGLIE’ È RIMASTO UN PITTORE "ALLA MANIERA ITALIANA", NON CONTRO MA PER CONTO SUO. PITTORE DI NATURE MORTE E PAESAGGI; FIGURE FEMMINILI, UNA VOCE VICINA AL MONDO CHE DOPO UN LUNGO ESILIO CON TANTI ALTRI NOSTRI AUTORI DELSECONDO ‘900, GRAZIE ANCHE ALLA GRANDE MOSTRA DEL REALISMO AL “CENTRE POMPIDOU” NEL 1980, È STATO FINALMENTE ACCOLTO DAL MONDO CULTURALE. E COME SEMPRE ACCADE QUANDO SI APRONO LE PORTE ALLA DIVERSITÀ, TUTTI NOI SIAMO STATI ARRICCHITI UN PO’ DI PIU’. I SUOI QUADRI CI OBBLIGANO A GUARDARE OLTRE CIÒ CHE VEDIAMO. CI APRONO UN INVISIBILE VARCO PER CERCARE DENTRO NOI STESSI L'ESSENZA DELLE COSE. È QUASI UN LUSSO CONCEDERSI CON LUI UNA PAUSA, ESTRANIARCI DA QUESTA VITA COSÌ NEVROTICA PER IMMERGERCI IN UN MONDO SOLARE, LUMINOSO, AVVOLTO NEL FASCINO DI FORME E COLORI MAGICI. È VERO CHE A CATTURARE L'ANIMA DELLE COSE CI HANNO SEMPRE  PROVATO IN TANTI,  BARSCIGLIE’ CI È DAVVERO RIUSCITO. 
Dott.Antono-De-Carlo.
 

   Nel panorama dell'arte contemporanea  veneziana degli anni ‘77, Barsciglié si era messo in evidenza tra gli esponenti di una corrente figurativa informale, caratterizzata da una concezione di affrontamento liricamente evocativo e irreale. Barsciglié, allora, si era imposto, con sorprendente precocità, all'interno di una simile linea che tendeva a rinsaldare gli aspetti più positivi del post-impressionismo lagunare (da intendersi, però, più come riferimento geografico che come limitazione linguistica) con i fermenti che animavano invece la generazione emergente, della quale l'artista è stato un rappresentante di primo piano, incontrando quasi subito il pieno consenso di un certo ambiente critico, convinto ancora dei valori di continuità, almeno ideale, tra i protagonisti della inimitabile stagione «capestrina» e le nuove esperienze nell'ambito di una ricerca pittorica rivolta alle eredità più luminose del lessico prevalentemente coloristico della «tradizione» veneziana. Rispetto, in ogni caso, ai suoi compagni Artisti anche di strada e per molti versi di poetica, da Paolucci a Barbaro, da Hollesch a Boldrin, egli ha mostrato nel suo tumultuoso percorso artistico di ricercare declinazioni diverse, tanto che la sua pittura si è volta a sostanziare stagioni anche linguisticamente più varie, passando dalle prime prove segnate da un ductus vibrante che semplificava gli aspetti della fenomenicità visiva, tipico delle stenografie cromatiche delle sue prime «Figure» e dei suoi primi «Paesaggi», sia di Sorrento sia di Venezia che di Parigi, a modalità meno bozzettistiche, sfiorando una gestualità quasi astratta come nelle fasi, tra le sue più alte, delle «Germinazioni», giungendo, infine, a dare al respiro narrativo dei suoi racconti esistenziali, filtrati da uno struggente sentimento di memoria, una vastità di risonanze esistenziali, riuscendo con ciò a trasfigurare suggestioni della realtà, della figura umana e della natura. Pittore genuino, portato per naturale vocazione a decantare ogni stimolo del mondo esterno e del proprio inconscio  nell'accento splendente di un'immagine di pittura, animata dai moti del colore, memore di linfe di una cultura, in questo caso, inconfondibile e dei suoi arcani incantesimi visivi. E, tuttavia, dentro il palpitare delle cromie luminose, con cui l'artista consegna la sua segreta ansia di raffigurare la sostanza della luce, la quale rifonde ogni pretesto aneddotico in una incantata atmosfera di preziose risonanze emozionali, si espande, una felicità riconoscibile nella pronuncia di originali vocaboli di un colore di personale sensibilità creativa; ma dietro tanta felicità, che pure è riflesso delle magie dell'«anima» partenopea portata a Venezia, si avverte anche la coinvolgente inquietudine di una coscienza di uomo e artista, totalmente immersa nel sentimento del nostro tempo...
Dott. Ariano Maria Del Rey
 

   Ho conosciuto Brscigliè pochi anni fa. Lo conoscevo di fama (e chi non conosce Barsciglié a Venezia, e non soltanto) ma non avevo mai avuto l'occasione di incontrarlo di persona. Ho conosciuto Barsciglié da subito pittore, uomo di cultura,  «uomo», in un’interezza che non prevede alcun tipo di scissione intellettuale di ruolo. Mi colpì allora, come mi colpisce tuttora, l’inesauribile carica di simpatia, di capacità di rapportarsi agli altri con disponibilità e, nello stesso tempo, la violenta passionalità di amare e odiare senza mezze misure e ciò attraverso una visione romantica della vita che lo fa apparire sicuramente personaggio di grande fascino. Carattere pieno di contraddizioni, oppure, al di là delle apparenze, comportamenti che seguono una ben precisa logica interiore Barscigliè ama dire di vivere in modo contraddittorio, di non seguire alcun schema, alcun costume, alcun atteggiamento ben definito: «Sono un artista e lo so» e ad un artista deve essere concesso tutto. Ma in questo sta il significato ultimo della personalità di Barscigliét: vivere l'«essere artista» attraverso una morale che non prevede alcuna lacerazione di sorta e che vede l'atto, il manifestarsi del momento artistico in ogni singola azione della vita. Barsciglié è artista quando dipinge, ma è artista anche quando ama, ed è artista quando si scaglia con irruenza contro i mediocri, ed è artista quando osserva il mondo e la vita con ingenuo stupore quasi adolescenziale.
   È difficile capire e leggere la pittura di Barsciglié senza conoscere l'uomo barscigliè: è solo, infatti, attraverso una comprensione genuina e sincera dell'uomo che può essere possibile entrare nel suo mondo artistico. Il segno è sempre, interamente espressione di un'emozione che non trova mediazione in alcunché di progettualmente prestabilito; c'è un profondo e schietto proseguimento consequenziale tra l'intensità del labile momento vissuto e l'intensità del perenne momento pittorico: i colori nascono da forti intimi turbamenti che trovano vita nella tela nel vano tentativo di sfuggire al rapido consumarsi della memoria; il gesto è rapido, veloce e si materializza in immagini e figure che si offrono come riflessi di frammenti di vita. Non credo che sia possibile dividere attraverso sistemazioni e periodi l'intera opera di Barsciglié. Egli è se stesso, così, da sempre, un uomo che si lascia andare a pulsioni e ad emozioni che nascono dalla disponibilità di una persistente, interiore forza vitale: e la forza vitale in Barsciglié è sopra ogni cosa il movimento e le espressioni-inespressive delle sue donne, nel complesso l’intrecciarsi delle passioni e degli atti nei confronti dell'esistenza. Che altro può essere perciò la costante che accompagna Bachelet nelle varie fasi del suo lavoro se non la conferma, continuamente affermata, del desiderio di anteporre ad ogni altra cosa la carica di affettività che è in continua, ininterrotta tensione eruttiva. Al di sopra di tutto «l'io-artista» e dentro, al di sopra di tutto, l'erotico, panico desiderio di unione con la natura anzi, l'affermazione continua di un'intima simbiosi tra natura ed eros: «vedo la natura attraverso l'eros e vedo l'eros come un atto sublime della natura». È sotto questa chiave di lettura che si può rintracciare la linea immaginaria che unisce in fondo tutti i lavori di Barsciglié lavori che si possono collegare tematicamente in filoni espressivi solo sulla base di un processo di astrazione che non può non tener conto che i soggetti dei lavori cronologicamente si intrecciano in un continuo iniziare, interrompere e riprendere discorsi che non hanno mai fine; e così le visioni naturalistiche degli anni '70 non terminano con la comparsa delle figure di donna, ma ritornano negli anni successivi, per poi scomparire, per poi ritornare ancora. L'eros in Barsciglié un magma vitale che trova via via, nel lungo percorso della vita, canali diversi per irrompere nel momento artistico: una violenta e persistente emozionalità affettiva che individua sempre ambiti diversi in cui esplodere. Una rara abilità espressiva si accompagna ad un immutato impulso vitale che persiste in lui con sempre eguale partecipazione sentimentale, e la pittura è uno strumento che il Maestro Giuseppa Barsciglié utilizza per fermare attimi di intensa passionalità; il «quadro» non è un obiettivo da raggiungere, non è solo l'espressione di un'emozione, è invece più propriamente un frammento di vita che si vuole offrire alla vita degli altri. Anche adesso, nella fase matura dell'opera di Barsciglié è ancora e più che mai lontana la preminenza della razionalità e dell'obiettività sui momenti della vita affettiva. L'integrità dell'artista è tale sempre, anche nelle diverse stagioni della vita e in ciò sta la moralità e la coerenza esistenziale di un Artista vero come il Barsciglié                                 
Dott. Guido Nicoletti (Udine)
Scrive di Giuseppe Barsciglié Artista, la Prof.ssa L.Cappelletti di Firenze Sua curatrice d’arte: oltre che Rotaryana

Da….Conoscere "BARSCIGLIE' "                                         
ROTARY  CLUB  VALDARNO   2070     Internazional        (Fi-  Ar.  R.S.M.)

Un chirurgo mio amico, alcuni anni fa, mi chiese gentilmente di accompagnarlo ad acquistare dei quadri da un pittore di nome Barscigliè, che io non conoscevo affatto e che abitava in campagna vicino a Gaville. Voleva un giudizio da me che ho insegnato per tanti anni disegno, pittura e storia dell'arte ed ho amato l'Arte sopra ogni cosa. Gli ho risposto che apprezzare un quadro è una cosa personale, i quadri dovevano piacere a lui, ma poi anche incuriosita, ho accettato di accompagnarlo.
Una strada sterrata orribile e poi siamo arrivati in un bosco dove sorgeva una piccola casa in fase di restauro: molti cani che abbaiavano al nostro arrivo e poi improvvisamente è apparso lui...un fauno dei boschi, due occhi metallici, un flusso particolare che arrivava direttamente dalla sua persona.
Mi sono sentita imbarazzata, non mi piaceva fare la parte del critico ed ho pensato: "cosa dico ora all'uno ed all'altro se i quadri non mi piacciono, io che purtroppo ho il vizio di essere sincera?" C'era già pronta una piccola stanza con alcuni quadri appoggiati alle pareti: pennellate veloci, decise, sicure, indubbia¬mente un notevole virtuosismo, colori sapientemente mescolati, soggetti più vari, dal manierismo all'astratto.
Come presa da un impulso improvviso, mi sono rivolta al pittore e gli ho chiesto di farmi vedere altre cose, quelle vere, quelle veramente sue, quelle che non faceva vedere a nessuno e lui docilmente senza reclamare, mi ha guardata negli occhi e poi ci ha portato in casa, una casa ancora da fare,

una rampa di scale traballanti ed estremamente pericolose, una stanza piena di vecchie tele accatastate al muro, voltate indietro, con polvere e ragnatele.
Lui ha detto che lì c'era tutta la sua vita e che erano anni che non li riguardava più. E improvvisamente è uscito fuori un personaggio che non avrei mai immaginato di conoscere proprio qui in Toscana. Nativo di Napoli, vissuto a Sorrento, allievo della Reale Accademia di Belle Arti di Napoli, (il padre pittore anch'esso, scultore e suo maestro, scenografo di Eduardo De Filippo e Grande amico di Totò), un'anima partenopea, oserei dire ellenica, ec1ettica al massimo, e capace di ogni virtuosismo, nato in mezzo all'Arte e per l'Arte, con temi che spazi ano dal realismo, al surrealismo, all'astrattismo, sensazioni, emozioni, atmosfere, colori, il tutto ese¬guito e sorto miracolosamente quasi per incanto, come se l'aria stessa avesse sfiorato le tele con una sapienza infinita, un substrato artistico così profondo, vissuto, da sembrare quasi innaturale.
Una esperienza unica direi: io e il mio amico chirurgo siamo tornati a casa frastornati e un po' confusi e gli abbiamo detto, prima di partire, di portare una decina di suoi quadri da scegliere a casa.
Dopo alcuni giorni la casa del mio amico si è animata di quadri poggiati qua e là, di immagini, di colori, di forme inconsuete: Barscigliè è entrato improvvisamente nella vita della famiglia, nella casa, nell'anima delle persone che l'abitavano.
Impossibile scegliere, impossibile dire quali rimandare indietro e quali tenere, impossibile non avvertire la nuova atmosfera, il nuovo spirito che aleggiava dentro le stanze.
Così è nata la nostra amicizia. Ho saputo in seguito che anche lui insegnava e sono andato a trovarlo all'istituto Professionale Magiotti di Montevarchi in aula con i suoi alunni e qui l'ho conosciuto e compreso ancora meglio. Quando l'ho osservato in classe tra i ragazzi entusiasti, chini insieme a lui sui lavori scolastici a creare, ho pensato improvvisa¬mente ai grandi maestri del passato, agli Orti Oricellari di Firenze, a tutti coloro che sono riusciti a trascinare nel loro genio i discepoli, gli adepti e soprattutto i giovani che avvertono, con la purezza dell'anima ancora intatta, la mano dell'arte che li conduce. Gli alunni lo adorano e lui riesce a fare eseguire qualunque cosa ai suoi ragazzi con una inspiegabile semplicità e libertà, spaziando tra la pittura, la scultura, la scenografia, gli allestimenti grafico pubblicitari, le incisioni, la stampa; è come vivere vicino ad un getto continuo di idee, di creatività, di emozioni e sensazioni.
Questa forse è la vera scuola e credo che difficilmente i ragazzi potranno dimenticare un insegnante così: Barsciglié rimarrà sempre nella loro vita, nei loro cuori, nelle loro scelte estetiche di ogni tipo, dal loro modo di vestire alloro modo di vivere la casa e soprattutto nella loro percezione interiore ma visiva.
La nostra amicizia è continuata, ho visto di lui numerose mostre allestimenti vari, ritratti di amici, abbiamo anche dipinto insieme nella stessa tela, e l'Arte aleggiava intorno a noi. Alcuni giorni fa mi ha chiesto di scrivergli una recensione per il quarantesimo anniversario del Rotary Club Valdarno da cui è stato chiamato per eseguire una installazione artistica simbolica e sebbene io non sia un critico d'arte, ho deciso con gioia di accettare,
primo perché stimo l'artista, secondo perché (..e lui non lo sapeva assolutamente), io sono la figlia del più vecchio socio fondatore del Rotary del Valdarno (Comm. Cappelletti Duilio - anni 93) e ho vissuto e respirato lo spirito Rotariano attraverso la mia famiglia in questi quarant'anni e sono felice di poter presentare, con le mie parole, l'Artista Barscigliè a tutti i soci.
Ma che altro aggiungere a quello che ho già raccontato di lui? lo senza i grandi paroloni che tutti i critici adoperano riferendosi alle varie correnti artistiche del passato, che si sono succedute nei secoli, cercandovi più o meno le assonanze con l'artista, voglio dirvi solo questo: "guardate attentamente un'opera di Barscigliè con gli occhi, con la mente, con il cuore e aspettate lentamente che penetri . dentro di voi e che la risposta arrivi al vostro     spirito".

“ Ha esposto sue opere nelle Gallerie delle principali città del mondo: Isy Brachot di Parigi - la Prom di Monaco - Fine Arts di New York - Madyson Gallery di Toronto - Biennale di Lubiana - Premio De Nittis di Bari - Gallery Royal di Madrid - Expo di Milano - Giubbe Rosse e Casa di Dante a Firenze e altre ancora.
Attualmente insegna Arte della Grafica Pubblicitaria con Cattedra di Ruolo, alla scuola Professionale e Licei Artistici
                    
Profssa Loretta Cappelletti