pittori
SANGIOVANNI MARIO

SANGIOVANNI MARIO  (Pozzuoli, 1939)

Il sogno dell'assoluto
Poesia e pittura come risignificazione del mondo

La cifra connotativa della specifica tensione poetica di Mario Sangiovanni va individuata certamente nel desiderio-bisogno dell'"oltrepassamento" del reale in direzione dell'immaginario, del visto e vissuto in funzione del presentito. Cifra, questa, che investe e caratterizza ogni espressione della ricca creatività dell'artista. Caratterizza, infatti, sia la produzione pittorica che quella poetica e letteraria.
Sangiovanni è pittore, poeta e letterato colto e raffinato. Nessuna espressione della sua operosità è frutto di un sentire acerbo e immediatistico, di un sentimento non filtrato o affinato attraverso severe e attente letture e riflessioni. Non "esplode" come pittore e poeta all'improvviso, come per dare libero sfogo a una piena di sentimenti o a una turbinosa e disordinata pulsione emotiva. Fin da adolescente, cura tanto la sua formazione letterario - poetica che quella pittorica. Disciplina e arricchisce il suo sentire con l'assidua frequentazione della cultura espressionistica a cavallo tra Ottocento e Novecento, sia di matrice poetica che grafico - pittorica.
Ad attrarlo e a intrigarlo sono i poeti anelanti all'"aperto", da Rainer Maria Rilke a Stéphane Mallarmé, da Arthur Rimbaud a Charles Baudelaire. Sangiovanni, sulla loro scia, anela a superare il mondo dell'accidentale e del casuale, dello storico e del transeunte, per approdare a ciò che si configura come stabile e duraturo. La sua ansia di prefigurare e dire l"assoluto" lo sollecita ad andare "oltre". Oltre il chiacchiericcio quotidiano. Oltre la rappresentazione banale dei sentimenti comuni. Oltre il noto e il normalizzato. Oltre il figurato come cosa avente un significato oggettivo e valido per tutti. La "cosa" nella sua oggettiva e universale normalità perde ai suoi occhi ogni fascino e ogni attrazione. Va superata, oltrepassata, non in funzione dell'effetto che produce sempre e per tutti, ma di quello che viene colto qui e ora da me, come soggetto senziente particolare. Di qui, la dialettica della negazione del fatto oggettivo, il desiderio dell'"oltrepassamento", la ricerca dell'"aperto", il superamento del contingente, nell'ansia sofferta di cogliere e rappresentare l"assoluto". Un assoluto che non ha niente dell'universale e necessario. Un assoluto che non è frutto della quiete e del rasserenamento interiore, ma che si fa segno e cifra di un'autorealizzazione individuale sofferta e tragicamente vissuta, tutta tesa nell'ansia di realizzare e forgiare anche un solo verso, una sola figura pervasa dalla limpida luce della bellezza e della gioia.
L'artista, il creativo, procede, perciò, per corrispondenze e simboli, per allusioni e prefigurazioni. Realizza il suo sogno nel viaggio verso l'"aperto" e non l'approdo.
Nella fuga e nell'inseguimento e giammai nella cattura e nel possesso. Il rapporto di Sangiovanni con il mondo "reale" è tutto sotto il segno del congedo e dell'allontanamento. Mai del rifiuto totale.
Il mondo "reale" deve essere superato e salvato, non abbandonato e demonizzato. E l'artista Sangiovanni sa che la salvezza non è mai una conquista collettiva e "politica", ma sempre un'avventura soggettiva e privata. Il mondo è salvabile attraverso la magia trasfiguratrice della singola sensibilità creativa. È salvabile nella misura in cui il poeta e/o il pittore lo trasferiscono in un invisibile e intangibile "spazio interiore". Lo trasfigurano e lo risignificano con la parola poetica e il segno ricreativo della pittura.
L'"aperto" cui l'artista aspira è là, oltre il mondo reale. Nel cielo limpido e indefinito ove regna l'ignoto. Egli, da "veggente", lo avverte e lo pregusta. Lo insegue e lo desidera. Lo intravede nella trasfigurazione del mondo reale; nel simbolo che l'annuncia e lo indica; nel surreale che lo ridetermina con l'abolizione dell'ordine e della sintassi dell'oggettività sensibile.
Il sogno, la tensione onirica, la fuga dal mondo, l'abbandono del certo e del sicuro, la messa tra parentesi dei valori comuni e comunemente condivisi, lo spregio delle piccole conquiste borghesi, non sono ripudio nichilistico del mondo e della vita. Sono le premesse per l'affermazione di un'altra visione del mondo e di un altro modo per gustare la gioia di una vita più vera.
(Aniello Montano)

Nessun uomo è un'isola ... - scriveva John Donne - men che mai un artista: nei confronti della storia che egli rivive nel suo svolgersi di evo in evo; nei confronti dei contemporanei il rapporto è dialettico fino alla controversia.
Ogni artista percorre in solitudine la sua strada ma, se nel tragitto intravede qualcuno che, procedendo su una strada parallela, va nella sua stessa direzione, ne rimane confortato: come ogni viandante, teme di smarrirsi.
E' noto che il più grande desiderio di Van Gogh fosse quello di creare una comune di artisti, nel sud della Francia.
Se un pittore si circonda di opere di altri autori, dei quali riconosce l'ingegno e il talento, e ne condivide le scelte, è soprattutto perché egli è consapevole della sua propria incompletezza.
Nessuna opera esaurisce le possibilità espressive dell'arte, ed ecco che il pittore continua a dipingere instancablmente.
Mario Sangiovanni

(fonte: www.marcianoarte.it)