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Scommettere sui musei
Scommettere sui musei per combattere la crisi

26.09.2008 22:09:33

Prato - Scommettere sui musei e sui centri d'arte per combattere la crisi. E' questo l'incipit che è stato lanciato dal Centro dell'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato durante una delle sessioni della seconda giornata di Economia al cubo.Si tratta di considerare i musei non solo come tempi d'arte e testimonianze perenni di passati gloriosi, ma di vederli anche come straordinarie opportunità per creare economia sul territorio. Su questo argomento si sono confrontati tre città europee Cardiff, Malaga e Lubiana. Le tre città hanno presentato le loro proposte di investimento sulla cultura con la consapevolezza che le risorse assegnate alla cultura sono fondamentali per lo sviluppo economico globale.

All'incontro ha partecipato anche il direttore artistico del Pecci Marco Bazzini che si è detto preoccupato del fatto che nel nostro paese nessuno stia investendo in cultura. "C'è un problema - afferma Bazzini - di produzione creativa e di presenza nel mondo dell'arte, perché non c'è investimento sull'innovazione, non c'è scommessa sul futuro e anche ora stiamo registrando nuovi tagli"."Il governo britannico - ha spiegato Sarah Pepper - ha riconosciuto la necessità di incoraggiare la creatività nelle aree depresse e il parlamento ha approvato quasi all'unanimità la proposta di costruire un centro per l'arte". Il Millenium Centre è costato quasi 100 milioni di sterline, ma dall'anno della sua apertura, nel 2004, ha fatto molta strada per accreditarsi come una vera e propria 'icona' di una città che fino a non molto tempo fa nell'immaginario generale! era ricordata per le sue ciminiere e per i suoi moli. "Un'icona - è stato sottolineato ancora - per la sua architettura formidabile in un luogo importante, ma anche perchè sa rappresentare il suo territorio e destare sentimenti di identificazione nella comunità gallese".

Molte importante è l'esperienza del centro d'arte contemporanea di Malaga, una struttura più piccola di quella gallese, ma che ha saputo in modo intelligente sperimentare nuove forme di gestione. "Per la prima volta in Spagna - ha sottolineato Helena Juncosa - abbiamo avviato una forma di gestione pubblico-privata, con finanziamenti comunali e la gestione affidata per appalto a un'azienda privata, cosa che ci assicura una maggiore elasticità in molte funzioni. Nonostante il budget modesto riusciamo a garantire una programmazione ambiziosa e l'ingresso al museo è gratuito, visto che è il comune a sostenerlo con le sue risorse. Altra cosa importante, tutta l'area è stata valorizzata e riqualificata grazie alla presenza del museo".

Che per finanziare la cultura non c'è bisogno di bilanci con molte cifre lo dimostra anche l'esperienza del museo d'arte moderna di Lubiana. Un piccolo paese di circa 2 milioni di abitanti con una capitale di circa 300 mila abitanti un budget di un milione di euro l'anno per pagare gli stipendi dei 30 addetti.

"Dopo l'indipendenza della Slovenia abbiamo deciso che, se anche i fondi erano pochi, non dovevamo per forza rimanere un piccolo centro culturale. Abbiamo deciso di sfruttare la nostra posizione di città ponte tra l'Est e l'Ovest dell'Europa. Durante la guerra in Bosnia abbiamo lanciato un progetto umanitario per salvare l'arte di Sarajevo e presentarla nel mondo dell'arte internazionale. Quello fu il nostro momento di svolta. Non volevamo essere uno dei tanti musei del mondo in stile Guggenheim".

Notiziario NIP News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 189 - Anno XV, 26 Settembre 2008, 22:33:00

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